(H)EART(H) BEAT
installazione multimediale
(H)EART(H) BEAT
"Non c’è nulla nell’universo che non sia connesso al resto."
- Plotino
Un filo rosso attraversa lo spazio. È metallo, ma sembra sangue. È sospeso, ma vivo.
Disegna un tracciato cardiaco, un ritmo, un sentiero invisibile che unisce i corpi alla Terra, la materia al respiro.
Cinque cuori anatomici, grandi come pugni chiusi nel gesto della nascita o della lotta, sono trafitti dalla sua linea.
Non sono ai picchi. Non si trovano nel clamore dell’evento, ma nei margini, negli interstizi tra un battito e l’altro.
È lì che accade la vita vera: nel vuoto carico, nell’attesa, nel limine.
Quel filo li attraversa tutti. Unisce cuore a cuore come in un sutra antico, legame sottile tra esseri che non si conoscono ma si riconoscono.
La pulsazione che lo percorre non chiede identità: non distingue etnia, età, genere o fede.
Gli Antichi testi indiani ci dicono che in ogni essere pulsa la stessa anima.
(H)EART(H) BEAT è il disegno di questa unità: cinque cuori, un solo battito.
Ogni essere è parte dello stesso respiro, Una sola anima, moltiplicata in forme diverse.
Il tracciato è anche un ideogramma, una scrittura sacra, un mantra visivo. È segno e suono insieme, pur restando in silenzio.
Non impone, non spiega. Ma ricorda.
(H)EART(H) BEAT è un atto di ascolto.
Un invito a sentire ciò che ci attraversa: la vibrazione comune che ci rende vivi, vulnerabili, connessi.
Un’opera che, anche nel silenzio, continua a battere.
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